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TICINO
FFS Cargo, il Ticino fa fronte comune: il Gran Consiglio chiede a Berna di bloccare i tagli
Risoluzione approvata a larga maggioranza: no alla chiusura dei terminal di Cadenazzo e Lugano-Vedeggio e del deposito di Chiasso. Lunedì il presidio in Piazza Governo, il 15 ottobre i vertici di FFS Cargo in Ticino.
Il Ticino fa fronte comune contro i tagli di FFS Cargo. Nella seduta del 6 ottobre il Gran Consiglio ha approvato a larga maggioranza, con la sola opposizione dell'UDC, una risoluzione che chiede a Berna di bloccare le misure decise dalle Ferrovie federali svizzere: la chiusura dei terminal ticinesi, la soppressione del deposito di Chiasso e lo stop all'autostrada viaggiante. La risoluzione chiede inoltre di garantire i posti di lavoro qualificati e di mantenere il trasporto merci su rotaia, non su gomma.
Il voto è arrivato al termine di una giornata di mobilitazione: lunedì 6 ottobre, alle 18:00, il Comitato contro lo smantellamento di FFS Cargo ha manifestato in Piazza Governo a Bellinzona, in concomitanza con la seduta del Parlamento cantonale. Il prossimo appuntamento è fissato per il 15 ottobre, quando la direzione di FFS Cargo incontrerà in Ticino lavoratori e autorità cantonali per discutere del futuro dei terminal di Cadenazzo e Lugano-Vedeggio e del deposito di Chiasso.
La coesione nazionale non si costruisce solo con le infrastrutture, ma con una presenza reale sul territorio
Christian Vitta, consigliere di Stato e capo del Dipartimento delle finanze e dell'economia, al presidio del 6 ottobre a Bellinzona (areaonline.ch)
L'appuntamento del 15 ottobre è il primo risultato concreto della mobilitazione: la direzione di FFS Cargo incontrerà in Ticino lavoratori e autorità cantonali per discutere del futuro dei terminal di Cadenazzo e Lugano-Vedeggio e del deposito di Chiasso. Il Consiglio di Stato ha espresso sostegno esplicito alla risoluzione, ricordando che le FFS sono un'azienda pubblica al servizio di tutte le regioni. Sul fronte sindacale, con USS, SEV e VSLF in prima linea, il ferroviere Elia Agostinetti ha denunciato l'abbandono degli impegni presi con la popolazione, mentre il ricordo dello storico sciopero delle Officine di Bellinzona, evocato da Gianni Frizzo, pesa sul confronto.
Il contesto economico del dossier emerge dai dati semestrali dell'Ufficio federale dei trasporti: nel primo semestre 2026 le ferrovie hanno trasportato il 3,1 per cento di merci in più attraverso le Alpi, ma la strada è cresciuta di più e la quota ferroviaria è scesa al 68 per cento, con le corse di autocarri aumentate del 7 per cento a quota 511'000. Si prevede che a fine 2026 i viaggi dei camion superino nuovamente il milione. Il traffico a carro completo isolato ha perso l'8 per cento dei vagoni carichi e FFS Cargo vi ha registrato una perdita di 12 milioni di franchi, a fronte di 40 milioni di indennità federali.
220 posti a rischio
sono 220 i posti a rischio e non deve sparirne neanche uno
Luca Benato, VSLF, alla mobilitazione contro lo smantellamento di FFS Cargo (areaonline.ch)
Il Ticino è attraversato ogni giorno da 85 mila tonnellate di merci, di cui tre quarti viaggiano ancora su strada: per il fronte sindacale e politico la scelta è tra più ferrovia e meno camion, una questione che tocca economia, salute e qualità di vita, specie nel Mendrisiotto, già confrontato con il traffico di transito.
Il dossier si inserisce nella riorganizzazione del traffico merci delle FFS: con il cambio d'orario del 13 dicembre 2026 verrà introdotto un nuovo modello di produzione per il traffico a carri isolati, che richiederà meno posti di lavoro e il taglio di alcuni depositi, tra cui quello di Chiasso. Nel primo semestre 2026 il numero di vagoni carichi è diminuito dell'8 per cento e FFS Cargo ha registrato una perdita di 12 milioni di franchi nel traffico a carro completo isolato, a fronte di indennità federali per 40 milioni.
La risoluzione del Gran Consiglio è un mandato politico indirizzato ai vertici delle FFS e al Governo federale: impegna il Cantone a chiedere a Berna di fermare le misure.


