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De Raemy, quattro anni alla guida della Diocesi: “È una via che rimane aperta”

Il 10 ottobre il presule friburghese ha compiuto quattro anni da amministratore apostolico di Lugano. Nell’intervista a catt.ch parla della nomina che non arriva, delle parrocchie in difficoltà finanziaria, della prevenzione degli abusi e dell’assemblea sinodale del maggio 2027.

Di Elena Ricci · Redattrice cultura e comunità 11 ottobre 2026, 06:30
La Cattedrale di San Lorenzo a Lugano, sede del vescovo della Diocesi: dal 10 ottobre 2022 la cattedra è retta da monsignor Alain de Raemy come amministratore apostolico, in attesa della nomina del nuovo vescovo.
La Cattedrale di San Lorenzo a Lugano, sede del vescovo della Diocesi: dal 10 ottobre 2022 la cattedra è retta da monsignor Alain de Raemy come amministratore apostolico, in attesa della nomina del nuovo vescovo. JoachimKohler-HB, via Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

Il 10 ottobre 2026 monsignor Alain de Raemy ha compiuto quattro anni alla guida provvisoria della Diocesi di Lugano. Nominato amministratore apostolico da papa Francesco il 10 ottobre 2022, dopo l’accettazione della rinuncia di monsignor Valerio Lazzeri, il vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friborgo traccia un primo bilancio in un’intervista a Cristina Vonzun pubblicata da catt.ch: una diocesi che lo ha accolto, un’attesa che si prolunga e la cittadinanza ticinese che resta una via aperta.

Nell’intervista de Raemy si dice molto soddisfatto del cammino percorso in questi anni con i sacerdoti, i fedeli e la popolazione. Racconta di aver incontrato di recente i sacerdoti dei diversi vicariati per condividere con loro la situazione diocesana e di sentirsi ben accolto nella Diocesi, di cui apprezza la ricchezza umana e spirituale, le grandi potenzialità e anche l’attesa della comunità, che aspetta una scelta definitiva per il governo della Diocesi.

La facciata rinascimentale della cattedrale, completata nel 1517: i rilievi scolpiti raccontano la storia millenaria della chiesa madre della Diocesi di Lugano.
La facciata rinascimentale della cattedrale, completata nel 1517: i rilievi scolpiti raccontano la storia millenaria della chiesa madre della Diocesi di Lugano. Alexey M., via Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

Sui tempi della nomina il presule non mostra preoccupazione. Un’attesa prolungata, osserva, non è un caso unico: è accaduto e accade in altre diocesi del mondo, e anche in Svizzera si attendono cambiamenti alla guida delle diocesi di Sion e Coira. Il presule si dice fiducioso che il cammino sinora intrapreso getti le basi per un futuro stabile e pieno di speranza.

La cittadinanza ticinese resta una via aperta

L’altare maggiore barocco e la cupola affrescata della cattedrale: la chiesa madre resta il cuore della vita diocesana mentre la Diocesi si prepara all’assemblea sinodale del maggio 2027.
L’altare maggiore barocco e la cupola affrescata della cattedrale: la chiesa madre resta il cuore della vita diocesana mentre la Diocesi si prepara all’assemblea sinodale del maggio 2027. Alexey M., via Wikimedia Commons (CC BY-SA 4.0)

Il nodo giuridico della successione resta la cittadinanza. La Convenzione del 24 luglio 1968 tra il Consiglio federale e la Santa Sede prevede che il vescovo di Lugano sia scelto tra i sacerdoti cittadini ticinesi: la legge richiede tre anni di residenza in Ticino e due anni ininterrotti nel comune di residenza, senza perdere la cittadinanza d’origine. De Raemy, che è friburghese, spiega che la richiesta è una via che rimane aperta. E alla domanda se gli piacerebbe vivere in Ticino da ticinese risponde: “Sì, decisamente sì, perché ho imparato a conoscere questo territorio e la sua popolazione in modo privilegiato”.

Anche se dovessi lasciare il Ticino, prima di partire, ne chiederei per affetto la cittadinanza.

Alain de Raemy, amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, in un’intervista a Cristina Vonzun per catt.ch del 10 ottobre 2026

L’intervista tocca anche il cammino sinodale, che sfocerà nell’assemblea diocesana del maggio 2027, e le difficoltà delle parrocchie. Le difficoltà finanziarie aumentano, osserva de Raemy, e non solo nelle valli: la Diocesi deve intervenire sempre più spesso a sostegno delle congrue dei preti. La risposta passa per la riorganizzazione delle reti pastorali e l’unione delle forze, a cui sta lavorando un gruppo dedicato alle sfide finanziarie e pastorali.

Sul fronte degli abusi il presule conferma l’appoggio alla modifica della legge sulla Chiesa cattolica approvata dal Gran Consiglio il 14 settembre, che obbliga le Chiese a denunciare allo Stato i casi di abuso: secondo lui l’obbligo offre ottime garanzie alle vittime e precisa i doveri di chi è tenuto alla denuncia. La Diocesi ha già creato il Gruppo di ascolto indipendente per le vittime di abusi in ambito religioso, ha rafforzato la gestione dell’archivio diocesano e ha introdotto test attitudinali psicologici per i candidati al sacerdozio; nei prossimi mesi arriveranno un Codice di condotta, un piano di protezione completo e un regolamento sulle molestie sessuali sul luogo di lavoro.

Il 25 ottobre de Raemy celebrerà i quarant’anni di sacerdozio, essendo stato ordinato il 25 ottobre 1986. “Non ho mai avuto rimpianti sulla mia scelta”, dice, e l’ordinazione episcopale lo ha confermato nella volontà di Dio per lui, facendogli sperimentare una profonda pace interiore. Nel messaggio finale osserva che il Vangelo rimane la luce che può attraversare tutte le tenebre, e che la sfida dei credenti è di non fargli ombra.

La Diocesi in cifre

Amministratore apostolico dal10 ottobre 2022catt.ch, 10.10.2026
Battezzati218.352, il 62% della popolazione (2023)Annuario pontificio
Parrocchie255Annuario pontificio
Convenzione Consiglio federale-Santa Sede24 luglio 1968catt.ch, 10.10.2026

Elena Ricci

Redattrice cultura e comunità

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